IL TEMPO DI TEREZÍN

L’arte, strumento della memoria.

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Fino al 1965 dipingevo nature morte, animali, interni, esterni, in un modo più o meno astratto, confessa l’artista Giorgio Celiberti, poi la visita a Terezín e lo scontro con una realtà drammatica che cambierà la sua anima e la sua arte!

La visita a Terezín fu il momento più drammatico della mia storia di pittore. Mi sono imbattuto in quei segni dei bambini, sui muri, in quelle tragiche finestre, in quei cuori rossi e bianchi, in quelle cancellature, elenchi, farfalle, piccole foto, colonne di numeri.

Dalla scoperta di quei segni indelebili Celiberti  non riesce a staccarsi e decide di ricordare la sofferenza della storia tramite la sua arte, con una collezione che chiamerà Lager.
Inciderà la materia di graffi e segni a volte appena abbozzati; utilizzando le X con le quali le vittime conteggiavano i giorni di prigionia, le lettere T, Z, N, riferite al luogo e segni elementari che parlano di un’umanità sofferente, ci trasmetterà tutta l’angoscia emersa dalla visione di quei simboli sul cemento.

Le opere di Celiberti divengono testimonianza di uno spirito di speranza e, nello stesso tempo, degli orrori perpetrati contro i più deboli, ci obbligano a riflettere sulle violenze di quello che è accaduto e che mai più deve ripetersi.

Per maggiori informazioni sull’opera di Giorgio Celiberti invitiamo a visitare il sito ufficiale dell’artista all’indirizzo: www.giorgioceliberti.it

Elisa P.

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