Archivi del mese: gennaio 2015

Grazie!

Ieri il Teatro Vittoria ha ospitato l’ultima replica di “Terezín, Artisti tra le ceneri”, ma siamo certi che il messaggio portato in scena non si concluderà con il sipario chiuso.
Terezín è d’ispirazione, allora come adesso. Insegna la speranza e la necessità di credere fino in fondo nelle proprie passioni. Noi l’abbiamo imparato e siamo sicuri sia stato lo stesso per voi, perché la vostra partecipazione è stata tanta e ne abbiamo avuto prova ogni giorno.

I primi ringraziamenti vanno proprio a voi, che avete condiviso con il cuore e non solo con i click.
A chi ha assistito allo spettacolo e a chi avrebbe voluto ma non ha avuto modo; a chi si è messo in gioco, ha trovato spunti di riflessione e non si è fermato alla superficie; a chi ha creduto in questo progetto, perché ne ha capito l’importanza. È la vostra fiducia che ha aiutato a realizzare tutto questo.

E GRAZIE allo staff (una sola parola per racchiudere una miriade di persone, professionalità e ruoli) che ha nutrito lo spirito di un progetto rimasto fedele sia nella forma sia nella sostanza, perché l’Arte è tutto – sogno e concretezza, celebrazione e quotidianità, memoria e futuro – ma ha anche bisogno di coloro che sanno mantenerla in vita.

Ph. Claudio Rossetti

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: una presenza costante

Nel ghetto di Terezín il tasso di mortalità era altissimo. Le epidemie, la malnutrizione e la durezza della vita nel campo erano le cause principali.

Una parte degli ebrei di Terezín erano deportati nei campi di sterminio ad Est, e sul finire della guerra i prigionieri erano costretti a marciare a piedi intorno alle cinta murarie nel freddo gelido, nella neve con abiti leggeri e senza cibo e solo in pochi tornavano indietro.

Chi moriva veniva cremato e i piccoli Angeli della Morte dovevano cercare tra le ceneri oggetti preziosi. I resti dei defunti erano poi posti in piccole urne di carte e scaricate nel vicino fiume Ohre.

La marcia della morte

Le marce della morte erano un modo economico per decimare tutti coloro che tenevano duro fino alla fine. Quelli che restavano indietro o cadevano lungo la strada venivano fucilati sul posto.

Penna e inchiostro di china

Penna e inchiostro di china

L’ultimo saluto

Ogni giorno morivano molte persone. Dopo una breve cerimonia le bare venivano caricate su dei carri e portate al crematorio, al di fuori del ghetto.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Marzia D.S. e Chiara F.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: le ricorrenze

Nonostante la carta fosse un bene raro e prezioso, e le condizioni di vita inumane non incoraggiassero i festeggiamenti, Helga disegnava e scriveva per le occasioni speciali.

Channukà in soffitta

La Channukà è la festa ebraica in cui vengono accese le candele della Menorà. Le feste erano celebrate in segreto.

Penna e inchiostro di china

Penna e inchiostro di china

Per il suo quattordicesimo compleanno

Il compleanno di un’amica è una buona occasione per ricordare e immaginare una vita normale. Helga e Franzi sono nate entrambe il 14 novembre del 1929, ma lo scoprirono solo nel ghetto condividendo lo stesso letto a castello. Insieme sognavano un futuro sereno a Praga, una volta uscite da quell’inferno. Franzi morì ad Auschwitz prima di compiere 15 anni.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Un biglietto di auguri

Il dono più prezioso era il cibo. E Helga sognava il paese della Cuccagna.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Il desiderio per il mio compleanno

Ogni cosa a Terezín era trasportata su vecchi carri, ecco perché Helga immagina la sua torta di compleanno arrivare su questo mezzo, direttamente da Praga. 
Nel disegno si può vedere il castello di Praga: lo Hradschin.

Acqeuerelli

Acquerelli

La cosa che desiderava più di ogni altra? Tornare a casa.

Acquerelli

Acquerelli

L’anniversario di matrimonio dei miei genitori

Un dono per il quindicesimo anniversario di matrimonio dei genitori da parte di Helga. Questo fu il loro ultimo anniversario. Il padre morì poco dopo ad Auschwitz.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Marzia D.S. e Chiara F.

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Aperte le prenotazioni per lo spettacolo “Terezín, Artisti tra le ceneri”

Abbiamo il piacere di invitarvi

Il 26 e 27 Gennaio 2015 ore 21.00

presso il TEATRO VITTORIA

Piazza di Santa Maria Liberatrice 10 (Testaccio) – Roma

per lo spettacolo

TEREZÍN
Artisti tra le ceneri

di Matteo Ciocci, Alessio Moneta, Valentina Rizzi, Alessandra Verdura liberamente tratto dal testo originale degli allievi del Corso di Drammaturgia teatrale di Lazio InScena, da un’idea di Annalisa Pavoni e Guido Barbieri

Regia di Francesco Brandi

con il patrocinio del Conservatorio di Musica “Santa Cecilia”

Per prenotare il vostro biglietto cliccate qui

La locandina dello spettacolo

La locandina dello spettacolo

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: i luoghi

Le baracche tutte uguali e senza nome avevano in realtà delle funzioni ben precise. Alcuni luoghi erano interdetti agli ebrei, privilegio unico dei nazisti.

L’unico momento in cui acquistarono dignità fu per corroborare uno dei più infimi piani del Reich: nascondere l’atrocità della Shoah e le terribili condizioni di vita degli ebrei deportati in occasione della visita della Croce Rossa Internazionale e delle riprese del film Der Führer schenkt den Juden eine Stadt (Hitler dona una città agli Ebrei).

I confini del ghetto di Terezín erano limitati da alti terrapieni e da fossati. I contatti con il mondo esterno erano severamente sorvegliati.

Alla pompa

I poveri vecchi ebrei tedeschi, invece dei giardini delle terme in cui si aspettavano di andare, si ritrovarono in sudici cortili.

Penna, inchiostro, acquarelli

Penna, inchiostro, acquarelli

Andare a prendere l’acqua

Nie vergessen, Hände waschen! (“Mai dimenticare di lavarti le mani!”). I cartelli erano in mostra da tutte le parti vicino ai rubinetti, anche se non c’era mai acqua corrente.

Carboncini

Carboncini

Visita del cortile delle baracche

Le condizioni delle baracche danno un’idea della vita quotidiana nel ghetto.

Matita

Matita

Il dormitorio nelle baracche

All’inizio, i deportati dovevano dormire sul pavimento e ogni persona aveva a disposizione circa 1 metro quadrato e mezzo. Più tardi furono costruiti dei letti a castello a 3 piani.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

Il corridoio nelle baracche Dresda

Per i malati di tubercolosi si allestivano dei letti di fortuna nei corridoi delle baracche per cercare di procurare aria fresca e limitare il contagio. Ma non c’era aria fresca in nessun luogo, la cittadina stipata di persone era infestata di malattie.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

I lavatori

C’era solo acqua fredda e si doveva usare con moderazione.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

La strada ariana

Attraverso il ghetto passava una strada divisa da una staccionata. Nell’unico punto in cui c’era un passaggio, la barriera veniva alzata ogni volta che un “ariano” passava.

Matita

Matita

Nel cortile

Ogni piccolo spazio negli alloggi e all’esterno era utilizzato. I muri tra i cortili venivano demoliti e usati come passaggi, perchè le strade non potevano contenere il sovraffollamento di Terezín.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

Nella toilette

I servizi igienici erano in condizioni spaventose e non potevano far fronte al grande numero di persone. Le porte non si potevano chiudere e fuori c’erano sempre persone che cercavano di entrare.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

Marzia D.S. e Chiara F.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: gli anziani

Terezín nasce come ghetto per ebrei anziani tedeschi, per lo più medagliati della Grande Guerra.

Si tratta di famiglie che, ingannate dal Reich, erano convinte di andare in un’amena stazione termale. Molte di loro avevano anche pagato ingenti somme per accaparrarsi i migliori appartamenti. Arrivati al ghetto erano sopraffatti dall’incredulità: quello che doveva essere un rifugio lontano dalle altrocità della nuova guerra si rivelava un vero e proprio campo di prigionia.

Nei loro bagagli non vi era nulla che potesse aiutarli nella vita quotidiana della nuova difficile situazione, nessuno di loro avrebbe potuto pensare che un cucchiaio, un piatto o una coperta sarebbero stati fondamentali per sopravvivere.

Immagini tragicomiche di persone provenienti dalla Germania, convinte di essere le vittime di un errore. “Se solo il nostro Führer sapesse”, dicevano con smarrimento.

Gli anziani aspettano in fila per la razione del pranzo

I cappelli sulle teste delle donne anziane erano un triste ricordo di giorni passati. Facevano una ridicola impressione, anche se la realtà era estremamente seria.

Carboncini

Carboncini

Il recupero degli anziani

Gli anziani erano allo stremo delle forze. Ricevevano razioni di cibo molto scarse.

Matita

Matita

Marzia D.S. e Chiara F.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: le malattie

Nel ghetto di Terezín il sovrappopolamento e le condizioni igieniche precarie erano le cause di numerose epidemie. Strutture e mezzi per arginarle non erano adeguati. Si rivelavano una delle prime cause di morte nel campo.

Scarlattina, itterizia, dissenteria, tubercolosi, meningite e tifo si diffondevano rapidamente. Il tasso di mortalità era altissimo.

Nei dormitori si moltiplicavano parassiti, veicolo di malattie: bonificare gli ambienti era un’impresa impossibile.

L’ospedale

Chi era malato seriamente veniva messo in una zona particolare del dormitorio o in ospedale.

penna, inchiostro e acquarelli

penna, inchiostro e acquarelli

Catturare le pulci

Nei dormitori affollati cimici e pulci si moltiplicavano velocemente e rendevano la vita estremamente difficile. I tentativi di eliminarle che furono fatti si rivelarono vani.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

Il tifo

L’epidemia di tifo si diffuse rapidamente. Medicine e acqua non erano sufficienti.

Carboncini

Carboncini

Alla ricerca dei pidocchi

Eine Laus – Dein Tod (“Un pidocchio, la tua morte”) minacciavano gli avvisi. In una tale situazione i pidocchi rendevano la vita insopportabile e trasmettevano le malattie. Ispezioni e disinfezioni obbligatorie dei capelli erano fatte nel tentativo di prevenire.

carboncini

Matita

Visita all’ospedale

Nel periodo dell’epidemia di meningite fu allestito un ospedale nel Sokol, l’edificio di educazione fisica. 
Ai visitatori era permesso di affacciarsi solo fino alla porta del reparto infettivo.

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Penna, inchiostro e acquarelli

La sala d’aspetto della stanza per le emergenze

La sala d’aspetto della stanza per le emergenze era sempre piena.

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Penna, inchiostro e acquarelli

Marzia D.S. e Chiara F.

 

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