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LA VENERE DEL REICH

Tra finzione e realtà

Oggi vi presentiamo il racconto di Piergiorgio Pulixi che abbiamo avuto il piacere di conoscere a “Più libri più liberi”, fiera nazionale della piccola  e media editoria, e che ha voluto condividere con noi “Terezìn”, una trama noir che intreccia finzione e realtà.
È un racconto intenso, una vicenda che mostra tutta la crudeltà del “ghetto modello” e narra di una vicenda che, in verità, ne rappresenta tante altre.
Ringraziamo l’autore per averci autorizzato a condividere il suo racconto sul nostro blog.

Buona lettura!

Non avrebbe potuto scegliere un posto migliore dove morire. Fu la prima cosa che pensai osservando la città dai finestrini del taxi. L’autista si accorse del mio stupore quasi infantile di fronte a quello spiraglio di paradiso. In un inglese stentato iniziò a parlarmi di quel luogo. Non riuscivo ad ascoltarlo perso com’ero nel placido azzurro dell’acqua, rapito dai filari di palme che costeggiavano il lungolago ed estasiato da quel liberty imperante che aveva il potere di farti sentire come sospeso in un’altra epoca. Il pensiero che avesse scelto questo posto dove nascondersi per tutti quegli anni mi fece sorridere. L’avevo cercata ovunque. Brasile, Paraguay, Messico, tutto il Sudamerica. In Uruguay un suo collega, mi aveva dato una soffiata addirittura sul Giappone. C’ero andato. Salvo poi maledirlo, perché si era soltanto preso gioco di me. Ma era troppo tardi. Il cancro se l’era portato via. Non mi ero arreso. Avevo continuato a cercarla. Turchia. Indonesia. Persino Australia. Molti mi dicevano che stavo sprecando la mia vita. Mi consigliavano di metterci una pietra sopra. Forse avrei dovuto farlo. Perché col tempo, a parte lei, non mi era rimasto niente. Lei… La mia ossessione. Era una corsa contro il tempo, lo sapevo. Anch’io come tutti loro stavo invecchiando. Ormai era questione di mesi, più che di anni. E più il suo branco di lupi spariva sotto i meschini assalti della vecchiaia, più le mie possibilità di trovarla si affievolivano. Poteva essere anche morta, certo. Forse stavo inseguendo soltanto un fantasma. Possibile. Più volte mi ero quasi convinto di questo. Ma non ci avevo mai creduto. Era come se qualcosa ci legasse. Non avevo prove, ma sapevo che era viva. Così come ero certo che lei sapesse che la stavo cercando. E alla fine l’avevo trovata.

Qui il resto del racconto

Mariaroberta C.

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