Archivi del mese: dicembre 2014

KARL RAHM

La mano della propaganda

Foto d'epoca. Al centro Karl Rahm.

Foto d’epoca. Al centro Karl Rahm.

Assunse il comando di Terezín nel febbraio del 1944 e fu l’ultimo ad applicare fedelmente le direttive del regime nazista, perché – quando l’anno dopo fu catturato dalle truppe americane – il campo venne smantellato e Karl Rahm subì la condanna capitale.

Nato il 2 aprile 1907 a Klosterneuburg, in Austria, Karl Rahm venne in contatto con le attività del partito nazista molto presto (nel 1920), mentre lavorava a Vienna, e altrettanto precocemente venne integrato tra le fila delle SS austriache, tanto che nel 1938 ricevette la nomina a ufficiale sotto il comando di Ernst Kaltenbrunner, mentre suo fratello Franz fu deportato in un campo di concentramento con l’accusa di essere comunista.
Quando, nel 1944, Rahm venne assegnato a Terezín, ebbe un compito sugli altri: dimostrare all’opinione pubblica che il soggiorno a Theresienstadt non era una condanna a morte, ma una serena alternativa riservata agli artisti ebrei.
Il comandante organizzò gli abbellimenti per accogliere la visita della Croce Rossa Internazionale e, per suo ordine, vennero finte orchestre e distribuzioni di cibo, ma anche negozi, scuole e vie dai nomi fantasiosi. Il resoconto degli ispettori fu roseo e i gerarchi nazisti ebbero un’arma in più per la propaganda.
È per opera di Rahm, tra l’altro, che vennero organizzate le riprese per il film propagandistico Hitler dona una città agli ebrei che fece il giro delle sale cinematografiche tedesche e fu girato da uno dei prigionieri del campo, Kurt Gerron.

Karl Rahm era noto per il suo carattere rude e cinico (sembra si facesse convincere a evitare qualche deportazione sotto pagamento di tangenti), ma anche per il modo crudele con cui trattava i prigionieri o per le frequenti supervisioni alle sedute di tortura.
Venne impiccato il 30 aprile 1947, con l’accusa di crimini contro l’umanità.

 

Gemma C.

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IL TEMPO DI TEREZÍN

L’arte, strumento della memoria.

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Fino al 1965 dipingevo nature morte, animali, interni, esterni, in un modo più o meno astratto, confessa l’artista Giorgio Celiberti, poi la visita a Terezín e lo scontro con una realtà drammatica che cambierà la sua anima e la sua arte!

La visita a Terezín fu il momento più drammatico della mia storia di pittore. Mi sono imbattuto in quei segni dei bambini, sui muri, in quelle tragiche finestre, in quei cuori rossi e bianchi, in quelle cancellature, elenchi, farfalle, piccole foto, colonne di numeri.

Dalla scoperta di quei segni indelebili Celiberti  non riesce a staccarsi e decide di ricordare la sofferenza della storia tramite la sua arte, con una collezione che chiamerà Lager.
Inciderà la materia di graffi e segni a volte appena abbozzati; utilizzando le X con le quali le vittime conteggiavano i giorni di prigionia, le lettere T, Z, N, riferite al luogo e segni elementari che parlano di un’umanità sofferente, ci trasmetterà tutta l’angoscia emersa dalla visione di quei simboli sul cemento.

Le opere di Celiberti divengono testimonianza di uno spirito di speranza e, nello stesso tempo, degli orrori perpetrati contro i più deboli, ci obbligano a riflettere sulle violenze di quello che è accaduto e che mai più deve ripetersi.

Per maggiori informazioni sull’opera di Giorgio Celiberti invitiamo a visitare il sito ufficiale dell’artista all’indirizzo: www.giorgioceliberti.it

Elisa P.

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L’ARRIVO DI UN BAMBINO A TEREZÍN

La testimonianza di un sopravvissuto

I ricordi di un reduce del campo di prigionia di Terezín. Vengono raccontati l’arrivo e il trasferimento nel kinderheim, la struttura deputata a ospitare i tanti bambini presenti nel campo, dove visse anche Carla Cohn. Nel breve video vengono descritte  le sensazioni che accompagnavano ogni giorno uno dei 15.000 piccoli che passarono per Terezín, separato dai propri genitori  e con la speranza di rivederli prima o poi.

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A LEZIONE DI PROPAGANDA

Un controllo totale sull’informazione e la cultura

Manifesto antisemita tedesco in lingua polacca con la scritta “Ebrei–pidocchi–tifo petecchiale” 1941

La propaganda, condotta con tecniche nuove su vasta scala, adatta alle caratteristiche della società moderna, fu l’arma vincente della dittatura nazista.

Fu uno strumento fondamentale sia per conquistare i cittadini tedeschi che non sostennero immediatamente Hitler, sia per imporre il programma radicale nazista a larghi settori della popolazione.  Unito all’uso del terrore come mezzo di intimidazione di coloro che rifiutavano di obbedire, l’ apparato propagandistico statale, guidato da Joseph Goebbels, venne utilizzato per manipolare e ingannare la popolazione tedesca e il mondo esterno.

Durante la guerra, gli autori della propaganda cercarono di giustificare l’uso della forza militare, dipingendola come moralmente necessaria e sostenibile. Agire diversamente avrebbe messo in pericolo il morale dell’opinione pubblica e la sua fede nel governo e nelle forze armate. Per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale, i responsabili nazisti della propaganda fecero passare le aggressioni militari come atti necessari e giusti di autodifesa. Prima dell’attacco contro la Polonia, il primo settembre 1939, il regime nazista lanciò una campagna mediatica particolarmente aggressiva per costruire il consenso dell’opinione pubblica ad una guerra che pochi desideravano. Per presentare l’invasione come un atto moralmente giustificato il regime nazista mise in scena un falso incidente, progettato per far apparire la Polonia come l’aggressore contro la Germania.

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Poster “Der ist Schuld am Kriege” – Siete i colpevoli della guerra -1943

Il giorno seguente, Hitler annunciò al mondo la sua decisione di inviare truppe in Polonia. L’ufficio Stampa del Partito Nazista del Reich diede istruzioni ai giornali affinché evitassero di usare il termine guerra; dovevano invece scrivere come le truppe tedesche avessero semplicemente respinto l’attacco polacco, anche questa una manovra studiata per far credere che la Germania fosse la vera vittima dell’aggressione.

Inoltre i leader nazisti cercarono di ingannare non solo la popolazione tedesca, ma anche il mondo esterno sulla realtà del genocidio nei confronti degli Ebrei. Un tema ricorrente della propaganda antisemita creata dai Nazisti fu che gli Ebrei seminavano malattie. Per scoraggiare i non-Ebrei dall’entrare nei ghetti e vedere le reali  condizioni di vita le autorità tedesche misero all’entrata cartelli che avvertivano che il ghetto era in quarantena. In seguito, la propaganda nazista utilizzò queste epidemie, di fatto causate dall’uomo, per giustificare l’isolamento degli Ebrei. Uno degli sforzi più famosi da parte dei Nazisti per ingannare sulle loro reali attività, fu l’istituzione, nel novembre del 1941, di un ghetto-modello a Terezín, che venne pubblicizzato come residenza comune dove gli Ebrei eletti potevano ritirarsi per vivere in pace e sicurezza.  Nel dicembre del 1943, funzionari delle SS dell’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich decisero di realizzare un film sul ghetto di Terezín. La maggior parte delle sequenze mostra i prigionieri del ghetto mentre si recano a concerti, giocano a calcio, lavorano nei giardini delle proprie case e si rilassano sia dentro che all’esterno degli edifici. Così come accadde in diverse altre occasioni in cui il regime nazista cercò di ingannare l’opinione pubblica tedesca e internazionale, anche in questo caso esso si avvantaggiò della scarsa voglia della maggior parte dei cittadini di comprendere appieno le reali dimensioni di quei crimini.

Carolina L.

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“ROMEO E GIULIETTA” A TEREZĺN

 

(Disegno di Bedrich Fritta)

Disegno di Bedrich Fritta

 

Un episodio realmente accaduto e parte dello spettacolo Terezín, Artisti tra le ceneri è il matrimonio tra Valtr Eisinger e Vera Sommerova. È la storia di due amanti, ennesime vittime di un inganno perpetrato dai gerarchi nazisti.

Se nella vita il matrimonio rappresenta un momento di felicità e di speranza nel futuro, nella grigia cornice del ghetto è stato un ultimo espediente per rimanere uniti nello stesso destino: il matrimonio avrebbe salvato Valtr e Vera dalla separazione in vista di una deportazione imminente.

Sulla musica del Requiem di Verdi, Valtr e la sua compagna Vera, entrambi impiegati presso l’Assistenza alla gioventù, hanno celebrato le loro nozze nel giugno del 1944.

Le parole di Vera ci lasciano una testimonianza diretta dell’evento: “Partivano continuamente convogli in quel periodo e il coro già preparato subì un duro colpo, dunque concordammo che nel giorno del nostro matrimonio Valtr avrebbe rinforzato la sezione dei tenori. Io ottenni un ambitissimo biglietto gratuito. Rafík Schächter [il direttore d’orchestra] fu fantastico. Quando il concerto finì con un lungo applauso, egli si felicitò con noi di fronte a tutto il pubblico e poi ci baciò e abbracciò. Quanto spesso ho ricordato il nostro Requiem nuziale, che forse fu il presagio degli imminenti tragici eventi” (AA.VV, We Are Children Just the Same, estratti da Vedem a cura di Křížková Rut, Kout Kurt Jiří, Ornest Zdeněk, Philadelphia-Gerusalemme, The Jewish Publication Society, 1995).

Nel settembre del ’44 Valtr Eisinger fu mandato ad Auschwitz e morì a Buchenwald  nella marcia della morte. Vera Sommerova venne deportata ad Auschwitz meno di un mese dopo. Nemmeno il vincolo del matrimonio è bastato a salvarli dalla separazione e dalla morte.

Evelina P. e Alessandra C.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: l’inganno

Il 23 giugno del 1944 a Terezín arriva la Commissione della Croce Rossa Internazione (CICR) presieduta dal delegato Maurice Rossel, un ragazzo di soli 25 anni chiamato a valutare le condizioni del ghetto.

Le pressioni del Governo Danese, che chiedeva notizie riguardo gli ebrei catturati a Copenhagen, e la crescente consapevolezza da parte delle Nazioni Unite e del CICR riguardo l’esistenza dei campi di concentramento, non potevano più essere ignorate da Adolf Eichmann che accorda la visita.

Per tale occasione il campo viene svuotato e ripulito: 7500 prigionieri vengono deportati a Birkenau per abbattere il sovraffollamento, i recinti di filo spinato rimossi, le facciate degli edifici ripulite e le strade battezzate.

La delegazione viene guidata dal comandante del campo Karl Rahm e dal capo del Consiglio Ebraico Paul Eppstein. La delegazione guarda ovunque, apre ogni porta, soddisfa ogni curiosità sotto l’occhio vigile delle SS.

Gli illustri ospiti godono dell’eccelsa arte degli “abitanti” di Terezín: assitono alle prove del Requiem, guidate da Rafael Schächter, alla rappresentazione del Brundibár di Hans Kráša e all’esibizione dei Ghetto Swingers.

La visita fu un successo, le parole di Rossel furono “Possiamo dire che abbiamo provato uno stupore immenso per il fatto di aver trovato nel ghetto una città che vive una vita quasi normale” e definisce Terezín luogo “agréable et satisfaisant”.

L’abbattimento dei letti

Durante la Verschönerung der Stadt (“abbellimento della città”) in vista dell’arrivo della Croce Rossa Internazionale, venne smantellato il terzo piano dei letti a castello dei dormitori, per celare il sovraffollamento.

Penna e inchiostro a china

Penna e inchiostro a china

L’arrivo della Commissione della Croce Rossa Internazionale

Per ingannare la Commissione Terezín fu trasformato: come un teatro spoglio venne vestito con una scenografia.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Calcio

I cortili delle baracche si trasformarono in finti campi di calcio per finte partite.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Marzia D.S. e Chiara F.

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LA SATIRA DI HITLER: DER KAISER VON ATLANTIS

La favola dell’opera di Viktor Ullmann e Peter Kein

Locandina Der Kaiser Von Atlantis

Mi chiamo Der Kaiser Von Atlantis, sono un’opera lirica e sono nata a Terezìn nel 1943. I miei genitori erano il musicista Viktor Ullmann e il librettista Peter Kien. La mia storia è triste ma è anche una storia di resistenza artistica.

Purtroppo non sono mai stata rappresentata all’interno del ghetto. Volete sapere perché? Censura! Le SS avevano capito che il mio personaggio principale era la satira di un sovrano totalitarista, mentre tutti gli altri lo negavano per non rischiare la vita. Era la pura verità: io rappresentavo l’arma contro la privazione della libertà, contro la violazione di tutti i diritti umani.

Io ero il grido di rabbia e di gioia. Sono sopravvissuta per ricordare gli artisti di Terezin e per dimostrare che l’arte può andare oltre la morte e far rivivere i suoi autori per sempre.

Prima del trasferimento ad Auschwitz, fui affidata da Ullmann al suo amico e compagno di cella Emil Utitz che, scampato alla prigionia, mi consegnò, a sua volta, ad un altro sopravvissuto, Hans Günther Adler. Per decenni mi diedero per dispersa, ma fui ritrovata nel 1972 dal direttore d’orchestra Kerry Woodward. Il 16 dicembre 1975, il Bellevue Centre di Amsterdam mi presentò in anteprima mondiale: Der Kaiser von Atlantis, con Woodward alla direzione.

Da quel momento in poi, fu rappresentata in tutto il mondo come, in Italia, nell’opera La memoria dell’offesa di Roberto Andò.

Giuliano C.

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VALTR EISINGER

Una rivista per andare avanti

Valtr Eisinger, deportato a Terezín all’età di ventotto anni, è stato il sostenitore  di una delle “opere clandestine” nate all’interno del ghetto. Già insegnante delle scuole medie superiori, ebbe il compito di gestire un gruppo di 42 ragazzi di età compresa fra i 10 e i 15 anni.

A Terezín i bambini, separati dagli adulti e divisi tra maschi e femmine in gruppi di massimo 40, vivevano in specifiche camere chiamate Zimmergemeinschaft (“comunità di camera”). Erano affidati ad adulti volontari che spesso avevano competenze pedagogiche perché insegnanti rimossi dal loro ruolo a causa delle leggi razziali. Nonostante il divieto di insegnamento che vigeva nel ghetto, Eisinger riuscì a infondere nei ragazzi interesse per la letteratura tanto da spingerli a realizzare una rivista clandestina dal titolo in ceco Vedem (Noi andiamo avanti), un raccoglitore di pensieri, straordinario documento della loro silenziosa lotta alla prigionia.

vedem

I ragazzi del Block L417, che erano destinati al campo di sterminio di Birkenau, nell’arco di due anni scrissero saggi, poesie, disegni e insieme riportarono la cronaca degli arrivi, delle partenze e dei principali eventi che si svolgevano nel ghetto. Ogni pubblicazione veniva letta, segretamente, ogni venerdì sera. Sidney Taussig, l’unico superstite tra i ragazzi, riuscì a mettere in salvo 800 pagine del manoscritto sotterrandole per poi recuperarle dopo la guerra.

Riportiamo una delle poesie pubblicate in un numero del Vedem:

Voi, nuvole grigio acciaio, dal vento frustate,
che correte verso mete sconosciute
voi, portatevi il quadro dell´azzurro cielo
voi, portatevi il cinereo fumo
voi, portatevi il rosso spettro della lotta
voi, difendeteci! Voi che siete fatte di solo gas.
Veleggiate per i mondi, semplicemente spazzate dai venti.
Come l´eterno viandante aspettando la morte
voglio una volta misurare come voi i metri
di lontananze future e non tornare più.
Voi, cineree nuvole sull´orizzonte
Voi, siate speranza e sempiterno simbolo
Voi, che con il temporale coprite il sole
Vi incalza il tempo! E dietro a voi è il giorno!

Vedem, Hanu Hachenburg (1929 morto nel 1944)
http://www.ucei.it/giornodellamemoria/news.asp?id=18&categoria=1

 

Evelina P. e Alessandra C. 

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TEREZÍN DOPO IL 1945

Museo a cielo aperto

 

Ingresso all’ex fortezza di Terezín

Ingresso all’ex fortezza di Terezín

Per la città di Terezín il ritorno alla libertà fu un processo lungo e graduale, come per ogni superstite della furia nazista.
Dopo la liberazione avvenuta il 7 maggio 1945 per opera dei soldati del primo fronte ucraino, Terezín dovette mantenere ancora il ruolo di ghetto, poiché qui rimase in quarantena chi riuscì a sopravvivere a quella che i nazisti chiamarono Endlösung der Judenfrage (Soluzione Finale della Questione Ebraica), lottando ancora una volta con la morte a causa di un’epidemia di tifo.
Il 29 febbraio 1948 il campo fu definitivamente chiuso.
Scomparso il ghetto, Terezín riacquistò la sua tranquillità originaria, pur continuando a ospitare per molti anni un presidio militare. La realtà urbana e quella militare si intersecarono a tal punto che, quando i militari lasciarono la città nel 1996, l’economia locale subì forti ripercussioni.

Nel 1991 aprì il Památník Terezín, museo del ghetto con un vasto cimitero in memoria delle vittime.
Le collezioni del museo si formarono principalmente con beni ottenuti come donazioni o acquistati da ex prigionieri (o loro parenti) e, in misura minore, da documentazioni trasferite da altre istituzioni.
Molti disegni e scritti vennero nascosti sotto terra dai prigionieri all’interno di valigie e furono ritrovati dopo la liberazione con l’aiuto degli stessi sopravvissuti. I più noti, come i disegni di Helga Weissova e quelli di Bedrich Fritta, sono rispettivamente conservati nel Museo Ebraico di Praga  e nel Museo Ebraico di Berlino.

Nel 2002, la fortezza, che era in una condizione deteriorata, fu quotata nella lista del 2002 World Monuments Watch del World Monuments Fund.
In quell’anno la città venne colpita da forti inondazioni durante le quali il forno crematorio (costruito dai nazisti per eliminare i corpi dei periti per malattia e stenti) rimase danneggiato.
La World Monuments Fund, da allora, sta sviluppando un piano di conservazione a lungo termine in collaborazione con le autorità nazionali. Il progetto è stato concepito per attuare ulteriori riparazioni, incrementare la documentazione attraverso la ricerca e offrire percorsi formativi.

Attualmente Terezín è un museo a cielo aperto che attira turisti, generando introiti fondamentali per la propria economia.
Oggi le strade di Terezín sono silenziose, non solo per la tranquillità riacquistata ma anche e soprattutto per profondo rispetto.

Federica C.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: arte a Terezín

Terezín da silenzioso e clandestino, diventa un vibrante laboratorio d’arte. La produzione, inizialmente osteggiata, in un secondo momento viene incoraggiata dai nazisti nell’ottica della propaganda: si moltiplicano i concerti e la creazione di opere inedite. L’arte, in principio vissuta in luoghi nascosti, trova paradossalmente spazio quando diventa strumento nelle mani del Reich.

Concerto nel dormitorio

La musica aiuta ad evadere, per un momento, dalla dura realtà. Un concerto clandestino può dare la parvenza di una vita normale.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

L’opera in soffitta

Nonostante le condizioni inumane, a Terezín la vita culturale è ricca.
 Serate letterarie, concerti, recite e conferenze si svolgono nei dormitori, nelle soffitte e nei cortili. La cultura, fonte di speranza, da alla gente la forza di sopravvivere.

Matita

Matita

Le lezioni dei bambini

I bambini sono destinati ai lavori forzati, ma per tenerli lontani vengono organizzate delle piccole classi di disegno e abilità manuali. Prima della costituzione dei cosiddetti “Alloggi per bambini”, i ragazzi dovevano portarsi dietro le loro panche e riunirsi insieme in qualunque angolo per ascoltare.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Marzia D.S. e Chiara F.

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