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L’ARRIVO DI UN BAMBINO A TEREZÍN

La testimonianza di un sopravvissuto

I ricordi di un reduce del campo di prigionia di Terezín. Vengono raccontati l’arrivo e il trasferimento nel kinderheim, la struttura deputata a ospitare i tanti bambini presenti nel campo, dove visse anche Carla Cohn. Nel breve video vengono descritte  le sensazioni che accompagnavano ogni giorno uno dei 15.000 piccoli che passarono per Terezín, separato dai propri genitori  e con la speranza di rivederli prima o poi.

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Dentro Terezín

La testimonianza di una prigioniera

Un viaggio all’interno del campo di concentramento di Terezín, a partire dalla cittadina fin dentro i dormitori e l’infermeria. La voce di Carla Josephus Jitta (1931), reduce del campo di Terezín, ci accompagna tra binari, mura fortificate e i resti del lager pensato per ospitare gli ebrei eccellenti.

Qui la traduzione del racconto di Carla Josephus Jitta

Siete arrivati nel ghetto di Theresienstadt, mi chiamo Carla Josephus Jitta. È difficile immaginare quello che ho vissuto quando ero una bambina. La vita continua. Adesso sembra un normale villaggio ceco ma quando arrivai con mio fratello e mia nonna questo posto era una ghetto. Un posto orribile dove la vita degli esseri umani non aveva alcuna importanza.
Su questi binari sono entrata e ho lasciato il ghetto, mi sembra strano che possano essere proprio gli stessi. Ci fermammo al cancello dell’edificio e improvvisamente la porta del nostro treno merci si aprì. Mi svegliai di soprassalto, ero crollata dopo essere rimasta sveglia per 48 ore.
Era come una rappresentazione teatrale. C’erano lampioni, le tende erano alzate. Curioso. Trovavo divertente che prima della deportazione avessi vissuto in una città con una fortezza simile perciò queste mura mi divennero familiari. Una volta mi sedetti sulla cima delle mura e capii cosa c’era fuori dal campo. L’acqua scorreva tutto intorno e circondava la fortezza.
Fuori dalla città si può visitare la Piccola Fortezza, la prigione dove non sono mai stata. Lì vicino c’è anche il cimitero di tutti i detenuti morti. Ma la maggior parte dei 140.000 prigionieri è stata assassinata ad Auschwitz o in altri campi di sterminio. Grazie al mio certificato di battesimo ho potuto rimanere a Terezín e sopravvivere alla guerra, per questo oggi posso raccontare la mia storia.

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