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PER IMMAGINI E PER PAROLE: una presenza costante

Nel ghetto di Terezín il tasso di mortalità era altissimo. Le epidemie, la malnutrizione e la durezza della vita nel campo erano le cause principali.

Una parte degli ebrei di Terezín erano deportati nei campi di sterminio ad Est, e sul finire della guerra i prigionieri erano costretti a marciare a piedi intorno alle cinta murarie nel freddo gelido, nella neve con abiti leggeri e senza cibo e solo in pochi tornavano indietro.

Chi moriva veniva cremato e i piccoli Angeli della Morte dovevano cercare tra le ceneri oggetti preziosi. I resti dei defunti erano poi posti in piccole urne di carte e scaricate nel vicino fiume Ohre.

La marcia della morte

Le marce della morte erano un modo economico per decimare tutti coloro che tenevano duro fino alla fine. Quelli che restavano indietro o cadevano lungo la strada venivano fucilati sul posto.

Penna e inchiostro di china

Penna e inchiostro di china

L’ultimo saluto

Ogni giorno morivano molte persone. Dopo una breve cerimonia le bare venivano caricate su dei carri e portate al crematorio, al di fuori del ghetto.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Marzia D.S. e Chiara F.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: le ricorrenze

Nonostante la carta fosse un bene raro e prezioso, e le condizioni di vita inumane non incoraggiassero i festeggiamenti, Helga disegnava e scriveva per le occasioni speciali.

Channukà in soffitta

La Channukà è la festa ebraica in cui vengono accese le candele della Menorà. Le feste erano celebrate in segreto.

Penna e inchiostro di china

Penna e inchiostro di china

Per il suo quattordicesimo compleanno

Il compleanno di un’amica è una buona occasione per ricordare e immaginare una vita normale. Helga e Franzi sono nate entrambe il 14 novembre del 1929, ma lo scoprirono solo nel ghetto condividendo lo stesso letto a castello. Insieme sognavano un futuro sereno a Praga, una volta uscite da quell’inferno. Franzi morì ad Auschwitz prima di compiere 15 anni.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Un biglietto di auguri

Il dono più prezioso era il cibo. E Helga sognava il paese della Cuccagna.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Il desiderio per il mio compleanno

Ogni cosa a Terezín era trasportata su vecchi carri, ecco perché Helga immagina la sua torta di compleanno arrivare su questo mezzo, direttamente da Praga. 
Nel disegno si può vedere il castello di Praga: lo Hradschin.

Acqeuerelli

Acquerelli

La cosa che desiderava più di ogni altra? Tornare a casa.

Acquerelli

Acquerelli

L’anniversario di matrimonio dei miei genitori

Un dono per il quindicesimo anniversario di matrimonio dei genitori da parte di Helga. Questo fu il loro ultimo anniversario. Il padre morì poco dopo ad Auschwitz.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Marzia D.S. e Chiara F.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: i luoghi

Le baracche tutte uguali e senza nome avevano in realtà delle funzioni ben precise. Alcuni luoghi erano interdetti agli ebrei, privilegio unico dei nazisti.

L’unico momento in cui acquistarono dignità fu per corroborare uno dei più infimi piani del Reich: nascondere l’atrocità della Shoah e le terribili condizioni di vita degli ebrei deportati in occasione della visita della Croce Rossa Internazionale e delle riprese del film Der Führer schenkt den Juden eine Stadt (Hitler dona una città agli Ebrei).

I confini del ghetto di Terezín erano limitati da alti terrapieni e da fossati. I contatti con il mondo esterno erano severamente sorvegliati.

Alla pompa

I poveri vecchi ebrei tedeschi, invece dei giardini delle terme in cui si aspettavano di andare, si ritrovarono in sudici cortili.

Penna, inchiostro, acquarelli

Penna, inchiostro, acquarelli

Andare a prendere l’acqua

Nie vergessen, Hände waschen! (“Mai dimenticare di lavarti le mani!”). I cartelli erano in mostra da tutte le parti vicino ai rubinetti, anche se non c’era mai acqua corrente.

Carboncini

Carboncini

Visita del cortile delle baracche

Le condizioni delle baracche danno un’idea della vita quotidiana nel ghetto.

Matita

Matita

Il dormitorio nelle baracche

All’inizio, i deportati dovevano dormire sul pavimento e ogni persona aveva a disposizione circa 1 metro quadrato e mezzo. Più tardi furono costruiti dei letti a castello a 3 piani.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

Il corridoio nelle baracche Dresda

Per i malati di tubercolosi si allestivano dei letti di fortuna nei corridoi delle baracche per cercare di procurare aria fresca e limitare il contagio. Ma non c’era aria fresca in nessun luogo, la cittadina stipata di persone era infestata di malattie.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

I lavatori

C’era solo acqua fredda e si doveva usare con moderazione.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

La strada ariana

Attraverso il ghetto passava una strada divisa da una staccionata. Nell’unico punto in cui c’era un passaggio, la barriera veniva alzata ogni volta che un “ariano” passava.

Matita

Matita

Nel cortile

Ogni piccolo spazio negli alloggi e all’esterno era utilizzato. I muri tra i cortili venivano demoliti e usati come passaggi, perchè le strade non potevano contenere il sovraffollamento di Terezín.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

Nella toilette

I servizi igienici erano in condizioni spaventose e non potevano far fronte al grande numero di persone. Le porte non si potevano chiudere e fuori c’erano sempre persone che cercavano di entrare.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

Marzia D.S. e Chiara F.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: gli anziani

Terezín nasce come ghetto per ebrei anziani tedeschi, per lo più medagliati della Grande Guerra.

Si tratta di famiglie che, ingannate dal Reich, erano convinte di andare in un’amena stazione termale. Molte di loro avevano anche pagato ingenti somme per accaparrarsi i migliori appartamenti. Arrivati al ghetto erano sopraffatti dall’incredulità: quello che doveva essere un rifugio lontano dalle altrocità della nuova guerra si rivelava un vero e proprio campo di prigionia.

Nei loro bagagli non vi era nulla che potesse aiutarli nella vita quotidiana della nuova difficile situazione, nessuno di loro avrebbe potuto pensare che un cucchiaio, un piatto o una coperta sarebbero stati fondamentali per sopravvivere.

Immagini tragicomiche di persone provenienti dalla Germania, convinte di essere le vittime di un errore. “Se solo il nostro Führer sapesse”, dicevano con smarrimento.

Gli anziani aspettano in fila per la razione del pranzo

I cappelli sulle teste delle donne anziane erano un triste ricordo di giorni passati. Facevano una ridicola impressione, anche se la realtà era estremamente seria.

Carboncini

Carboncini

Il recupero degli anziani

Gli anziani erano allo stremo delle forze. Ricevevano razioni di cibo molto scarse.

Matita

Matita

Marzia D.S. e Chiara F.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: le malattie

Nel ghetto di Terezín il sovrappopolamento e le condizioni igieniche precarie erano le cause di numerose epidemie. Strutture e mezzi per arginarle non erano adeguati. Si rivelavano una delle prime cause di morte nel campo.

Scarlattina, itterizia, dissenteria, tubercolosi, meningite e tifo si diffondevano rapidamente. Il tasso di mortalità era altissimo.

Nei dormitori si moltiplicavano parassiti, veicolo di malattie: bonificare gli ambienti era un’impresa impossibile.

L’ospedale

Chi era malato seriamente veniva messo in una zona particolare del dormitorio o in ospedale.

penna, inchiostro e acquarelli

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Catturare le pulci

Nei dormitori affollati cimici e pulci si moltiplicavano velocemente e rendevano la vita estremamente difficile. I tentativi di eliminarle che furono fatti si rivelarono vani.

Penna, inchiostro e acquarelli

Penna, inchiostro e acquarelli

Il tifo

L’epidemia di tifo si diffuse rapidamente. Medicine e acqua non erano sufficienti.

Carboncini

Carboncini

Alla ricerca dei pidocchi

Eine Laus – Dein Tod (“Un pidocchio, la tua morte”) minacciavano gli avvisi. In una tale situazione i pidocchi rendevano la vita insopportabile e trasmettevano le malattie. Ispezioni e disinfezioni obbligatorie dei capelli erano fatte nel tentativo di prevenire.

carboncini

Matita

Visita all’ospedale

Nel periodo dell’epidemia di meningite fu allestito un ospedale nel Sokol, l’edificio di educazione fisica. 
Ai visitatori era permesso di affacciarsi solo fino alla porta del reparto infettivo.

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Penna, inchiostro e acquarelli

La sala d’aspetto della stanza per le emergenze

La sala d’aspetto della stanza per le emergenze era sempre piena.

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Penna, inchiostro e acquarelli

Marzia D.S. e Chiara F.

 

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: arte a Terezín

Terezín da silenzioso e clandestino, diventa un vibrante laboratorio d’arte. La produzione, inizialmente osteggiata, in un secondo momento viene incoraggiata dai nazisti nell’ottica della propaganda: si moltiplicano i concerti e la creazione di opere inedite. L’arte, in principio vissuta in luoghi nascosti, trova paradossalmente spazio quando diventa strumento nelle mani del Reich.

Concerto nel dormitorio

La musica aiuta ad evadere, per un momento, dalla dura realtà. Un concerto clandestino può dare la parvenza di una vita normale.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

L’opera in soffitta

Nonostante le condizioni inumane, a Terezín la vita culturale è ricca.
 Serate letterarie, concerti, recite e conferenze si svolgono nei dormitori, nelle soffitte e nei cortili. La cultura, fonte di speranza, da alla gente la forza di sopravvivere.

Matita

Matita

Le lezioni dei bambini

I bambini sono destinati ai lavori forzati, ma per tenerli lontani vengono organizzate delle piccole classi di disegno e abilità manuali. Prima della costituzione dei cosiddetti “Alloggi per bambini”, i ragazzi dovevano portarsi dietro le loro panche e riunirsi insieme in qualunque angolo per ascoltare.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Marzia D.S. e Chiara F.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: altre forme di approvvigionamento

A Terezín le razioni dei pasti erano talmente scarse che procurarsi un po’ di cibo clandestino significava sopravvivere.

I deportati potevano ricevere un numero limitato di pacchi: i fortunati che insieme alla posta ne ricevevano dividevano le provviste con i loro compagni di sventura; altri, sopraffatti dalla fame, perdevano il valore della condivisione.

Nessuno, però, ha osato mai rubare il “prezioso tesoro” ad un altro, sebbene ogni cosa fosse tenuta su scaffali aperti.

Rovistare nell’immondizia

Gli affamati cercavano da mangiare nei mucchi di bucce marce e degli avanzi di cucina.

Acquerelli

Acquerelli

Le donne ai fornelli nel dormitorio

Qualche volta le donne potevano aumentare le scarse razioni di cibo con cose che avevano scambiato o con ciò che arrivava nei rari pacchi ricevuti dall’esterno.

Matita

Matita

Il pacco

I passanti si giravano affamati per guardare la persona fortunata che stava portando un pacco.

Penna e inchiostro di china

Penna e inchiostro di china

L’arrivo di un pacco

Per i bambini l’arrivo di un pacco era un evento importante, nonostante il contenuto modesto. Generalmente conteneva pane, biscotti, zucchero, un pezzo di carne secca.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Marzia D.S. e Chiara F.

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16 – 17 OTTOBRE 1944

È il 16 ottobre del 1944. Kurt Gerron ha consegnato da pochi giorni le pellicole con le immagini girate a Terezín. Avrebbe voluto procedere al montaggio del film ma gli è stato impedito dalle SS. Capisce che il suo lavoro non potrà essere terminato come immaginava. Ha paura, teme per la sua incolumità e per quella dei suoi compagni, protagonisti, una volta, della vita culturale ceca e tedesca e ormai confinati a Terezín perché ebrei.

È notte. I prigionieri, inaspettatamente, vengono prelevati con la forza e fatti salire su un convoglio ferroviario targato ER. Direzione: Auschwitz. Sono circa 1.500 persone tra uomini, donne e bambini. Tra loro un numero molto elevato di artisti, tra i quali i compositori Pavel Haas, Viktor Ullman, Hans Kráša il librettista Peter Kien, i direttori d’orchestra Karel Ančerl e Rafael Schächter, il pianista Gideon Klein, il disegnatore Bedřich Fritta, alcuni componenti dei Ghetto Swingers. Quasi tutti trovano la morte il 17 ottobre del 1944 nelle camere a gas.

È tutt’ora conservata la lista con i nomi dei deportati. Girato il foglio sono ancora leggibili le ultime note del Der Kaiser von Atlantis.

Il 17 ottobre del 2014 sono passati 70 anni dalla morte di tutti gli autori delle opere nate nel ghetto: a partire da questa data sono decaduti, tutti contemporaneamente, i diritti d’autore. L’eredità intellettuale e artistica di Terezín è ora patrimonio comune dell’umanità.

musica e prigionia

Francesca C.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: il cibo

I pasti erano distrbuiti tre volte al giorno, e non c’era varietà.

Sette del mattino: surrogato di caffè – Mezzogiorno: patate con salsa – Sette della sera: caffè o minestra, 20 gr. di margarina o un cucchiaino di marmellata, qualche volta un pezzo di impasto di carne.

Il cibo era cucinato nelle cucine delle baracche, poi veniva distribuito nei dormitori. Con l’aumento del numero dei deportati, il cibo diventava sempre più scarso.

In piedi in una fila senza fine per un pasto

In piedi in una fila senza fine per un pasto.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

La distribuzione del cibo

Il cibo era distribuito su carretti tirati dalle persone.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

La distribuzione del cibo nelle baracche degli uomini

Il disegno mostra il “menù”, scarso e monotono.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

La distribuzione del cibo nel cortile delle baracche

Le aperture della cucina da cui si serviva il cibo non potevano far fronte al gran numero di persone, così il cibo era distribuito anche nel cortile.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Pane sui carri funebri

Jugendfürsorge (Benessere per i giovani) è scritto su questo carro.

Tutto era trasportato su vecchi carri funebri: bagagli, pane e persone anziane; tranne le bare, che erano, invece, trasportate su tavole con ruote.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Marzia D.S. e Chiara F.

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PER IMMAGINI E PER PAROLE: i lavori nel campo

A Terezín, come in tutti gli altri campi, i deportati erano costretti a estenuanti turni di lavoro.

In un primo momento, quando gli abitanti originari della fortezza non erano ancora stati allontanati, a Terezín uomini e donne vivevano separati. Il lavoro diventava, così, l’unica occasione per incontrarsi o almeno vedersi l’un l’altro.

I bambini, come gli adulti, erano costretti a lavorare 10 ore al giorno. Svolgevano compiti di vario tipo, dal raccogliere castagne, al lavoro nei campi, dal portare messaggi orali o scritti, all’ingrato lavoro degli Angeli della morte.

Putzkilonne – La squadra delle pulizie

A coloro che lavoravano nella squadra di fatica come pulitori, pelapatate, ecc. era permesso entrare nelle baracche degli altri blocchi: alle donne di entrare nelle baracche degli uomini e viceversa.

Matita

Matita

Il cieco va al lavoro

Anche i ciechi erano costretti a lavorare.

Penna, inchiostro e acquerelli

Penna, inchiostro e acquerelli

Il lavoro agricolo

Molti prigionieri lavoravano nei campi, coltivando verdura per i tedeschi. Il lavoro nei campi, per quanto duro, permetteva di uscire dal Ghetto all’aria aperta, e con un po’ di destrezza era possibile riuscire a mangiare qualcosa di nascosto.

Matita

Matita

Marzia D.S. e Chiara F.

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