CARLA COHN

Nove vite e la salvezza per caso

“[A]nche io, come gli altri ex-prigionieri dei campi di concentramento, ero consumata dalla colpa del sopravvissuto.”, è la confessione che Car(o)la Cohn affida a Le mie nove vite, libro pubblicato all’inizio di quest’anno (Castelvecchi 2014). Una biografia che vede le stampe dopo più di mezzo secolo dagli eventi tragici che hanno segnato l’esistenza di questa donna: solo adesso, confida, è pronta ad affrontare la memoria di ciò che è stato.

carla_cohn

“Tenterò di scrivere le cose in ordine cronologico poiché siamo pronti a dimenticare gli orrori troppo in fretta, sbiadiscono dalla memoria come il vago ricordo di un incubo. È solo un tentativo, perché temo che le parole non siano sufficienti, sono troppo banali per raccontare l’indescrivibile; e tuttavia, ci proverò. Sono orgogliosa di essere riuscita a sopravvivere e di avere sempre mantenuto dignità e onestà.”

La sua storia emerge dai diari che redige durante la prigionia, da due racconti (Lo specchio frantumato, Il prato) e dalla biografia scritta anni dopo. Inventa l’immagine del retrospettoscopio, strumento con il quale rileggere tutto il proprio passato, cercare un senso, trovare un equilibrio che consenta di vivere e di collocare persone, luoghi e ricordi in uno spazio di memoria vivibile. È una scrittrice di memorie e il suo prezioso contributo apre uno spiraglio su ciò che è stato.

Carla Cohn è una delle pochissime, giovani, anime sopravvissute a Terezín. Nata a Berlino nel 1927, cresce in una famiglia borghese e impegnata nel panorama culturale tedesco (spesso nel grande appartamento dei Cohn si tenevano quartetti musicali con amici altrettanto virtuosi), ma questo non basta a preservarla dalle conseguenze della deportazione. Nemmeno la Croce di Ferro di prima classe – che avrebbe dovuto rappresentare il ringraziamento e riconoscimento eterno della madrepatria al coraggio del padre per aver combattuto nella Prima Guerra Mondiale – serve a proteggere la famiglia.
Nel 1942 viene deportata a Terezín con il fratello minore, ma dopo non molto tempo deve abbandonarlo con altri 15.000 bambini. Destinazione: le camere a gas di Auschwitz-Birkenau.
Il caso vuole che una SS, per un evidente scambio di persona (“non lo avevo mai visto prima, né lo vidi mai più dopo”), la salvi da quel destino. Resa schiava come altre 499 donne, viene imprigionata in Austria – a Mauthausen –, in un campo di lavoro che sarebbe stata la sua tomba, non fossero arrivati i soldati americani.
Italia, Palestina, America e di nuovo Italia: una vita in viaggio, ma – dopo diciannove anni negli Stati Uniti – Roma diventa il luogo dove mettere finalmente radici.

Gemma C.

Annunci

1 Commento

Archiviato in Biografie

Una risposta a “CARLA COHN

  1. Pingback: L’arrivo di un bambino a Terezín | TerezínArte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...